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sabato 13 agosto 2011

Manovra: misure anti-evasione (e riflessioni sul "nero")

Come riferisce il Sole 24 ore, nel decreto legge sulla manovra correttiva vengono introdotte nuove misure restrittive, come la soglia del trasferimento del contante che passa da 5mila a 2.500 euro. In più, vengono rafforzate le sanzioni (fino ad arrivare alla chiusura dell'attività) per le attività commerciali che non emettono lo scontrino fiscale e per i professionisti che non emettono la fattura.

Per dare impulso alla corretta rilevazione delle vendite, aggiungerei degli incentivi ai divieti e alle sanzioni. Il "nero" non è solo perdita di gettito per lo Stato, è anche nebbia sulla reale situazione economica e finanziaria dell'impresa che lo fa. Spesso fa spendere male i soldi che girano in incognito. Il nero si trasmette lungo la catena di fornitura: il dettagliante che gradisce intascare l'IVA(o scontarla al cliente) e non dichiarare i ricavi imponibili paga in nero il grossista, che a sua volta chiede una parte di forniture in nero al produttore, e questo paga in parte in nero i dipendenti e i fornitori di materie prime. La parte residuale del nero diventa remunerazione dell'imprenditore (e contribuisce al mistero dei redditi di impresa che non arrivano allo stipendio di un apprendista, quando non sono negativi). Talora sfugge all'internal auditor (la moglie del titolare).
Nelle situazioni normali,il nero è modulato tenendo conto dei rischi di accertamento e degli studi di settore. Di conseguenza, ha un'incidenza contenuta, a meno che gli affari vadano a gonfie vele (ma non è la situazione normale di questi tempi). 
Io sono sicuro che il nero non paga, perché il rapporto tra benefici (minori esborsi fiscali e contributivi) e costi (rischio di accertamento, perdita del controllo della gestione, minori prestazioni contributive future), se valutato in modo corretto e completo, non è favorevole. Chi lo dà o lo riceve ci perde dei soldi più spesso di quanto immagini. E poi non è giusto farlo, in tempo di vincoli di bilancio e sacrifici: sono soldi che mancano all'appello per pagare servizi e trasferimenti pubblici ai quali nessuno vuole rinunciare.
Facciamo una campagna di informazione verso le imprese che faccia cogliere la convergenza tra convenienza privata e interesse comune. E diamo incentivi all'upgrade dei sistemi informativi aziendali, della consulenza amministrativa, fiscale e finanziaria, delle procedure di incasso e pagamento. Facciamo scendere il costo dei bonifici, delle riba, dei pagamenti via internet (quando un player italiano si metterà a fare concorrenza a PayPal e affini?); promuoviamo l'uso dell'internet banking per la gestione di cassa delle aziende. Le banche facciano la loro parte premiando le imprese con bilanci che stanno in piedi.
E' arrivato il momento di fare questi discorsi. Non riduciamo sempre tutto al fisco che bussa alla porta.
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