aleablog

giovedì 24 febbraio 2011

Riassetto dei confidi piemontesi, gli sviluppi - Il sole 24 ORE Nord-Ovest

Un amico mi segnala questo articolo sul Sole 24 ORE Nord-Ovest di ieri, nel quale si fa il punto sullo studio commissionato dalla regione Piemonte per guidare la riforma del sostegno pubblico al confidi.

Non emergono indirizzi chiari, anzi, il caso piemontese si caratterizza per una fortissima eterogeneità dei confidi, dimensionale, strategica, settoriale. I confidi hanno ricevuto un articolato questionario dai consulenti della Terranova Advisors, e ne hanno discusso in un'apposita riunione. A latere, Scoffone (Casartigiani) ha proposto un fondo di cartolarizzazione sintetica tranched cover su cui trasferire le sofferenze dei confidi, giudicato interessante da Guarena (Unionfidi) e anche da Giotti, (Eurofidi), che però stima un effetto più contenuto di mobilitazione di nuove garanzie; Caramanna, (Confartigianato Fidi Piemonte) ritiene meglio proseguire con gli strumenti noti, ovvero con apporti a titolo di strumenti patrimoniali ibridi o fondi rischi. I confidi minori auspicano strumenti adeguati per le loro esigenze.
Io penso che se ci sono da coprire perdite su garanzie già escusse, l'ingegneria contabile-contrattuale serve a poco, si consumano dei fondi rischi o delle riserve patrimoniali che sono già nei bilanci o che ci sarebbero arrivati ma vengono dirottati sul bad fund. Soldi in meno, quantificabili con relativa precisione, essendo perdite attese su esposizioni deteriorate. Per sostenere la nuova operatività, servono altri mezzi, ma con moltiplicatori bassi, perché  i tassi default non resteranno buonini nei prossimi semestri (almeno a giudicare dalle sensazioni raccolte con il sondaggio fatto in questi giorni sul blog).
Riguardo a Unionfidi, in chiusura, l'articolo accenna all'aumento di capitale sociale di 15 milioni di euro già approvato nelle assemblee separate di Unionfidi, che sarà ratificato il 7 marzo dall'assemblea generale. Come è noto, il rafforzamento del patrimonio è finalizzato all'iscrizione nell'elenco speciale. Stampa questo post

25 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma sul raddoppio delle quote sociali e il discorso più volte accennato ma mai definitivamente risolto della rilevanza a PV ?

Anonimo ha detto...

29 gennaio 2010 Ai nastri di partenza Fideo Confcommercio Pa per l’iscrizione all’Albo banca d’Italia articolo 107. Nei giorni scorsi il confidi siciliano ha, infatti, presentato a Via Nazionale la richiesta per diventare intermediario finanziario. Una svolta che ha comportato un rafforzamento patrimoniale con l’adesione dei circa 5 mila soci che hanno acconsentito al passaggio delle loro quote dal fondo rischi a capitale sociale secondo le prescrizioni di Banca d’Italia. All’amministratore delegato di Fideo, Vito Rinaudo www.economiasicilia.com ha chiesto come si è arrivati a questa decisione.

“Si tratta di una scelta ponderata che ha comportato una variazione statutaria per l’aumento del capitale sociale con il passaggio di circa 8,5 milioni dal fondo rischi. Adesso il nostro patrimonio di vigilanza è di oltre 10 milioni di euro assolutamente in linea con le disposizioni di Banca d’Italia. Attualmente Fideo ha in essere affidamenti per 135 milioni di euro di cui solo un centinaio costituisce il capitale di vigilanza da coprire con il patrimonio”.

A questa operazione hanno aderito tutti i soci?

“Tutti tranne pochissimi. Per i soci il passaggio delle quote del fondo rischi a capitale sociale non comporta alcun effetto negativo poiché così come poteva essere restituita la somma del fondo rischi può essere, all’occorrenza, restituita anche la quota del capitale sociale”.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo, in un commento va bene raccontare un fatto, ma non dovrebbe mancare un'opinione personale. Questi taglia e incolla mettono in imbarazzo: non si capisce chi li abbia inseriti e perché, non danno una particolare utilità al dibattito.
Fatta questa precisazione di netiquette, le chiedo se può chiarire la natura dei fondi rischi conferiti dai soci a Fideo. Presumo che si tratti di apporti versati a fronte di garanzie ricevute. Non so quale fosse la clausola di restituzione. Se però si tratta di un compenso per la garanzia prestata, i fondi rischi dovrebbero essere trattati come commissioni anticipate da riscontare, quindi sarebbe improprio passarli a patrimonio. Quando si parla di queste cose occorre mettere i puntini sulle i.

Sapio ha detto...

Le quote restituibili non possono far parte del PV. Le quote debbono essere stabili. I pagamenti stabili entrano nel costo (Taeg) della garanzia.

Anonimo ha detto...

Si parla di aumenti di capitale sociale un po' ovunque e di soci che deliberano " il passaggio delle quote del fondo rischi a capitale sociale". Si sta parlando, credo, di un confidi vigilato e chi lo dirige afferma che tale delibera " non comporta alcun effetto negativo poiché così come poteva essere restituita la somma del fondo rischi può essere, all’occorrenza, restituita anche la quota del capitale sociale”
Ma le quote che per statuto possono e devono essere restituite non possono far parte del PV.
Anche a me ha creato imbarazzo la nota stampa recuperata on line di FIDEO.
Mi pareva pertinente inserirla tale e quale nel post che accenna di politiche di riassetto patrimoniale di confidi anche se piemontesi e non siciliani.
Purtroppo nel sito non ci sono i bilanci.

Anonimo ha detto...

L'assemblea straordinaria dei soci della Fideo ha deliberato il passaggio delle quote appostate alla voce 141 del bilancio a Capitale Sociale, previo consenso sottoscritto dato da ogni singolo socio. Il Codice Civile il disciplina in maniera esaustiva quanto a Capitale Sociale. Lo Stesso dicasi dlle disposizioni di vigilanza. I bilanci 2009 sono pubblicati nel sito

Sapio ha detto...

@ Anonimo, per favore ci dai il link dei bilanci Fideo, grazie.

Anonimo ha detto...

@Anonimo: la voce 141 (riserve fondi rischi indivisibili) di solito accoglie contributi pubblici; in questo caso avremmo una classica operazione di passaggio a patrimonio con rimozione di eventuali vincoli di destinazione o disponibilità alla copertura di perdite. Quindi, se ho inteso bene, non si tratta di fondi ai quali i soci hanno rinunciato perché in ogni caso non li avrebbero potuti avere in distribuzione.

Anonimo ha detto...

http://www.fideoconfcommerciopa.it/

Bartolo Mililli - Presidente ConfeserFidi ha detto...

Ciao a tutti. Da siciliano vi spiego cosa è potuto succedere. I colleghi di Fideo, come gli altri confidi siciliani, hanno operato da 106 attraverso il moltiplicatore cioè facendo versare ai soci delle somme a titolo di fondo rischi monetari, restituibili ai soci solo ed esclusivamente dopo l'approvazione del bilancio dell'anno e previa eventuale decurtazione pro quota delle perdite del confidi su tutte le quote versate a titolo di fondo rischi. Fideo ha inteso "patrimonializzarsi" ai fini di vigilanza chiedendo a ciascun socio di "trasformare" la natura dei fondi versati da "fondi rischi" a "quote di capitale sociale". Che ovviamente fanno parte del PV e che sono restituibili solo in caso di recesso, il quale può avvenire solo dopo avere estinto tutte le linee di fido garantite dal confidi. Spero di aver contribuito a fare chiarezza. Bartolo

Sapio ha detto...

Il fondo rischi dovrebbe coprire la PA. Girare le somme del fondo rischi al PV, che copre le PI, può servire solo se il fondo rischi rimane capiente altrimenti il girofondi è una inutile andata al PV e ritorno al fondo rischi.
Peraltro credo che le somme portate al PV debbano avere una stabilità che non mi sembra realizzata nell'ipotesi della restituzione, pur possibile per i confidi cooperativi. Su questo però chiedo il parere ai lettori.

Anonimo ha detto...

Sapio, hai ragione. In effetti quando ho costruito i bilanci previsionali dei confidi trentini ho suddiviso il fondo rischi riserve indivisibili in due parti: le rettifiche di portafoglio per perdite attese e l'esubero che ho girato in una riserva patrimoniale "pulita".
Riguardo agli apporti a capitale dei soci, la restituibilità (come diceva Bartolo) è prevista in caso di recesso all'estinzione della garanzia in bonis. Non è un diritto incondizionato, se il confidi ha un patrimonio insufficiente il recesso viene sospeso.

Claudio D'Auria ha detto...

Cari tutti, provo anche io a contribuire a chiarire il quadro.
Bartolo ha spiegato molto bene il meccanismo. I fondi rischi si trasformano in PV se il socio acconsente.
Per valutare l'effetto di tale operazione dobbiamo distinguere il piano aziendale da quello regolamentare.
Dal punto di vista aziendale, l'effetto è esattamente quello descritto da Sapio. I fondi rischi coprono la perdita attesa, il PV copre la perdita inattesa, ergo il totale delle risorse a fronte delle perdite è lo stesso.
Dal punto di vista regolamentare, l'effetto è meno neutro. In primis il confidi accresce il suo PV e, quindi, nell'immediato migliora i ratios patrimoniali che non tengono conto dei fondi rischi, se non come forma di credit risk mitigation (e quindi di minore attivo ponderato per il rischio); in secondo luogo, però, in sede di definizione del CE (ad es. al primo bilancio IAS) occorre fare gli accantonamenti a fronte delle perdite attese e se i fondi rischi sono incapienti si dovranno stornare risorse dal PV tornando alla situazione precedente.
Quindi, in conclusione, l'operazione di Fideo è efficace nel breve periodo, ma neutra nel medio. Perchè sia efficace anche nel medio periodo occorrerebbe registrare una performance eccezionale nell'anno in corso in modo da utilizzare gli utili per ricostruire i fondi rischi oppure ottenere dall'ente pubblico nuovi fondi rischi che consentano di reintegrare la quota a copertura delle PA. Se Fideo e l'amico Rinaudo hanno ragionato in tale prospettiva, allora l'effetto complessivo potrebbe essere positivo anche in un'ottica complessiva.

Sapio ha detto...

Quello che vorrei sottolineare è che la concreta restituibilità del capitale ai soci è assai remota e complicata (occorre una delibera del CdA dopo attenta valutazione della capienza del PV residuante rispetto ai rischi in essere).

Sapio ha detto...

Comunque il disegno sarebbe questo: i Confidi cooperativi (per le Banche di Garanzia o le spa sarebbe diverso) si farebbero pagare dai clienti la Pa e la PI che andrebbe a PV. Parallelamente rilascerebbero la generica promessa di una restituzione della PI non verificatasi prelevandola dal PV. Insomma il PV funzionerebbe come una fisarmonica. Immaginiamo la gioia di BdItalia ed il costo per i clienti: pagare l'intera PI anziché il suo costo significa pagare, sia pure "provvisoriamente" 10-12 punti in più.

Anonimo ha detto...

Sapio, nei casi che conosco funziona diversamente: il socio paga una commissione che dovrebbe coprire la perdita attesa, e fa una sottoscrizione di quote che copre una parte del fabbisogno incrementale di capitale, e viene di norma restituita alla cessazione del rapporto. Il fatto che l'una e l'altra non siano sufficienti alle rispettive bisogne, e che ci siano fondi pubblici a coprire il gap, è pure possibile.

Sapio ha detto...

Non afferro la differenza con quanto ho detto io. L'importo della contribuzione a patrimonio?

Anonimo ha detto...

Sapio, sono due componenti diverse del pricing. La commissione è un costo definitivo, il versamento di quote sociali è considerato restituibile sub condicione. Ci sono dei confidi che le tengono indistinte, o che trattano l'apporto a patrimonio come non restituibile, e allora vale quello che dici tu.

Sapio ha detto...

Una domanda a chi può e sa rispondere. BdItalia come la prende? Nel caso dei subordinati (che sono prestiti e non capitale) hanno preteso, perché fossero ammessi nel PV, che fossero a lungo termine escludendo quindi quelli a breve rinnovabili. Con il capitale variabile delle cooperative che posizione ha?

Gigi ha detto...

Non so che posizione abbia Banca d'Italia, ma ti do la mia (non è la stessa cosa..., non ancora). Non solo: ritengo che non ci sia bisogno di particolari posizioni proprio per le considerazioni che seguono, che, dopotutto, sono abbastanza banali.
Un prestito (anche se subordinato) è un prestito e deve essere restituito al valore nominale o comunque previsto dal contratto. La sottoscrizione in quota capitale, anche se, nella fattispecie delle cooperative è variabile, è soggetta al rischio di impresa e quindi l'eventuale restituzione deve essere fatta previa deduzione delle eventuali perdite che il capitale, in quanto tale, deve assorbire. La variabilità, puo' considerarsi un accidente, e comunque è legata alla modalità di entrata ed uscita dei soci, e non alla sostanza di essere o non essere soci (to be or not to be...). La sostanza è che pagando la quota di adesione alla cooperativa si diventa soci e ci si assume il rischio di impresa e questo vale per tutte le forme giuridiche di società. Impossibile ragionare in termini di breve-medio-lungo sulla qualità di socio.

Claudio C ha detto...

Attenzione, giocando sulla assai remota e complicata restituibilità del versamento a Patrimonio qualcuno si appresta a confondere le acque del costo della garanzia a danno delle imprese.

Mosè ha detto...

Come espresso in cima ai commenti nonostante le notevoli professionalità che sono intervenute rimane più volte accennato, non adeguatamente diversicato tra confidi vigilati e non, e definitivamente risolto, il problema delle quote sociali e della loro rilevanza a PV.
In confidi sotto forma di cooperativa non vigilati abbiamo la quota sociale che viene immobilizzata sino alla estinzione del finanziamento certificato dalla banca, e solo dietro espressa richiesta restituira dopo l'approvazione del bilancio a condizione che questo non "incida" sull'operatività in relazione ai moltipicatori e all'ammontare del capitale sociale ai sensi delle normative vigenti.
Il capitale sociale insieme ai fondi rischi ma non in tutte le convenzioni sono strumento di moltiplicatore e di garanzia sussidiaria per gli istituti di credito. ( Con alcuni istituti puo' essere aggredito il solo fondo rischi dedicato ).
I costi di istruttoria vanno a gestione al 100% mentre le commisioni amministrative vanno in percentuali diverse parte a gestione e parte a fondo rischi.
A fondo rischi vanno anche i contributi pubblici, tranne quelli che si sono potuti svincolare ai sensi del comma 881.
Cosi si è sempre andati avanti in qualità di ex art. 155.
Con percentuali di insolvenza storicamente stretti dallo 0,50 all'1,3 % la patrimonializzazione di chi ha saputo gestire è creciuta senza sosta e continua a non essere intaccata anche in questo periodo di crisi sistemica.
Le banche continuano a tenere in vita le convenzioni con gli ex art.155 piu' virtuosi, ovvero con quelli che al verificarsi delle condizioni autorizzano senza "storie" all'escussione della garanzia. ( E' una prima chiamata in qualità di patto tra buone pratiche reciproche ).
Il costo per le imprese in termini di Taeg non supera mai i 3 punti percentuali sopra il tasso di convenzione che per breve o medio periodo non è mai rispettivamente sopra i 2 punti o 3 punti dell'euribor a 6 mesi.
Questo sino ad corrispondente rating dell'impresa non superiore a 7.
Da qui in poi cresce progressivamente di 1/4 di punto.
I tassi di convenzione che gli ex art.155 ( con rating proprio sino a 3 ) riescono a contrattare sono al di sotto anche di 4 punti rispetto a quelli che la banca applicherebbe, "rating leggendo" all'impresa non accompagnata da garanzia, ma c'è anche un effetto di riduzione delle condizioni standard del rapporto che in genere è non meno del 30% su quelli ordinari.
Chi ha merito creditizio 1-3 di rating puo' evitare di diventar socio del consorzio per condizioni generali e tasso applicato ma lo diventa spesso per il servizio "business office" che viene offerto che evita, all'impresa, di perdere tempo e danaro.
Per coloro, sempre ovviamente piccole e medie imprese, che non hanno sufficiente merito creditizio rating oltre 7 non c'è altra strada comoda asfaltata ed illuminata che una buona ed economica garanzia sussidiaria che costa tutto compreso massimo il 2,25 %.
Per essere ancora piu' chiari permette di avere danaro e accesso al credito - oggi - a meno del 5.25 % per breve ed autoliquidanti e a meno del 5,75% per il medio periodo compreso il "costo" della garanzia per le imprese con un buon rating e sotto il 6,75% ed il 7,50 % per quelle in non poche difficoltà .
So invece di ex art. 107 che offrono garanzie alle piccole e medie imprese con tassi di convenzione migliori di 1/4 di punto rispetto a quelli ottenuti dagli ex art.155 ma che imputano un costo di garanzia mai inferiore al 5 % !
Infatti in questi casi le quote "sociali" di fatto,per contratto e per imputazione contabile non sono (quasi mai)restituibili !
Ma chi piu' di noi potrebbe finalmente chiarire il punto sia sull'improprio "taeg" e sull'impropria imputazione a PV ?

Sapio ha detto...

Grazie dell'intervento anche se qualche punto mi è rimasto oscuro.
Esempio che significa "Ma chi più di noi .... sull'impropria imputazione a PV"?
Quando si parla di rating 1, 2, 3 occorre, per farsi capire da tutti, riportare la PD associata.
In un recente studio dell'Univ. di Roma Sapienza si dice che l'intervento del Confidi comporta uno sconto di 20-30 cent. di punto, ma il prenditore deve pagare a parte (in più) le commissioni.

Anonimo ha detto...

@Mosè: complimenti per aver contenuto il tasso di default sotto l'1,3%, anche affidando clienti con rating 4 o superiori (penso che sia la scala di qualche banca IRB italiana). Non so come avete fatto negli ultimi due anni, forse lavorate con una clientela molto selezionata e stabile.
Grazie per l'illustrazione molto articolata e gli esempi.

Roe'Ros ha detto...

Leggere l'affermazione di Sapio "farsi capire da tutti" fa pensare che forse siamo ad un punto di svolta del Blog. Vuoi vedere che adesso grazie a santi predicatori e profeti si riesce a capire che una buona articolazione tra : statuto (fiscalita' di vantaggio nei limiti delle normative ) convenzioni con gli istituti di credito ( autorevole rappresentanza dei soci ) settorialita' ( non si puo' garantire tutto convenzionarsi con chiunque e toccare il cielo con i soldi degli altri ) puo' permettere ad un confidi puo' di non essere intermediario vigilato, costare poco all'impresa e continuare ad esistere non solo nella veste di un buon applicatore di Business Office .