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mercoledì 2 febbraio 2011

Impresa anti-racket senza garanzia | Il Fatto Quotidiano

[...]Ignazio Cutrò, è un piccolo imprenditore che si occupa di movimento terra.[...]Come Libero Grassi, lui ai mafiosi non ha mai voluto pagare neppure un caffe.Da quel momento Ignazio e la sua famiglia si sono trovati soli. Niente più lavoro, niente più appalti né pubblici e neppure privati.[...]

Ignazio è un uomo solo, non frequenta i salotti televisivi e non fa ufficialmente parte degli “eroi dell’antimafia”. Le banche gli hanno chiuso le linee di credito e la Confindustria regionale, quella della “legalità” guidata da Ivan Lo Bello, ha fatto di peggio. Il Confidi nel 2007 aveva garantito Ignazio con il Banco di Sicilia per avere una linea di credito. Ma l’anno dopo Confidi ha revocato la garanzia e il Banco di Sicilia, presieduto dallo stesso Ivan Lo Bello, ha bloccato i conti di Cutrò. Non c’è male per un’Associazione che si proclama in prima fila sul fronte antimafia e ha un codice etico che prevede l’espulsione di chi paga il pizzo e non denuncia. La faccenda è finita anche in Parlamento con un’interrogazione presentata dall’Idv.
La prima citazione dal Fatto quotidiano su aleablog. E' difficile aiutare con i proclami chi rischia e perde tutto mettendosi contro la criminalità. O anche con le denunce. Qui siamo molto oltre le possibilità un confidi.
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2 commenti:

Dario ha detto...

Appena conosciuta la rigida strada intrapresa da Confindustria Sicilia sulla mafia ed il rapporto tra i propri associati e la stessa, mi sono chiesto se avessero previsto delle vere forme di supporto associativo agli imprenditori che denunciavano e denunciando si esponevano a rischi personali e patrimoniali.
Dall'articolo riportato desumo (sperando di sbagliare) che no, Confindustria in Sicilia ha fatto solo i comunicati stampa.

Anonimo ha detto...

Sì, Dario, i richiami fatti dall'alto di una tribuna al dovere (di denunciare il pizzo) o al diritto (ad avere credito) rischiano di avere le gambe fragili (e corte).